Obesità
Autore: Dott.ssa Maura Santandrea
L’obesità è una malattia cronica caratterizzata da una disfunzione nel modo in cui il nostro organismo assume, utilizza e deposita l’energia prodotta dagli alimenti con ci nutriamo e che finisce nel tessuto adiposo (sotto forma di trigliceridi), deputato alla conservazione e all’impiego dell’energia presente.
Questo accumulo energetico è dovuto ad uno squilibrio tra la quantità e qualità di sostanze nutritive introdotte nel nostro corpo tramite l’ iperalimentazione e la scarsità o assenza di lavoro fisico dovuto ad un pronunciato sedentarismo che ostacola la mobilizzazione di energia, pertanto non si verifica quel dispendio energetico che permetterebbe uno smaltimento dell’energia in eccesso.
Fino a poco tempo fa, obesità e sovrappeso erano considerati problemi di carattere solamente medico o nutrizionale ma, con la diffusione di una maggior conoscenza in merito ai Disturbi della Condotta Alimentare, si è cominciato ad esplorare anche la componente psicologica sottostante a questo problema di incremento ponderale che prevede un grande costo sociale, psicologico ed emotivo per chi ne soffre. Spesso queste persone devono fare i conti con un atteggiamento negativo, giudicante e discriminatorio che la restante parte di società a volte manifesta nei confronti dell’Obesità, con conseguente compromissione della vita interpersonale: dal mondo del lavoro alla sfera affettiva.
Obesità e
insorgenza
nella
popolazione
La
distribuzione
epidemiologica
dell’Obesità
varia da
nazione a
nazione e,
all’interno
dello stesso
paese, varia
a seconda
del gruppo
etnico di
appartenenza.
Negli stati
uniti per
esempio
genera
300.000
morti
l’anno,
divenendo la
seconda
causa di
decesso dopo
il fumo. Per
quanto
riguarda
l’Europa
invece, uno
studio
condotto
dall’Associazione
Europea per
lo studio
dell’Obesità
ha rilevato
che la
maggior
percentuale
di obesi è
concentrata
in
Finlandia,
seguita da
Germania,
Inghilterra
e Russia
Ma la
presenza
dell’Obesità
nella
popolazione
mondiale
dipende da
diversi
fattori.
Fattori
Culturali
Nei paesi a basso reddito individuale, l’Obesità prevale tra le classi socio-economicamente più agiate e nelle comunità urbane.
Nei paesi a reddito individuale più elevato, ne sono più colpite le classi sociali meno agiate, soprattutto donne, e la popolazione rurale.
Nelle società economicamente più sviluppate, l’Obesità riguarda principalmente i bambini e sono meno evidenti le differenze tra i due sessi.
L’incidenza dell’Obesità sembra essere direttamente proporzionale al crescente benessere nella popolazione, influenzata dalla diffusione di modelli di vita occidentali che promuovono un’alimentazione “veloce”, con i ritmi frenetici, a cui le persone si uniformano spesso per esigenze di tempo e comodità, associata a diete ipercaloriche e ad alto contenuto di grassi.
La contraddizione a cui le tendenze culturali globalizzanti sottopongono l’individuo prevedono che, se da un lato le agenzie che veicolano l’informazione pubblicizzano stereotipi di magrezza, iperattività, bellezza estetica dai canoni quasi irraggiungibili; dall’altro trascurano di evidenziare realisticamente le condizioni di vita lavorative, affettive e familiari spesso frenetiche, alienanti e stressanti a cui la maggior parte delle persone sono sottoposte quotidianamente.
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Fattori
Socio-ambientali
Alcune culture o sub-culture familiari, in cui si pensa ancora che “essere grassi”o "essere in carne" sia sinonimo di salute o benessere, favoriscono l’instaurarsi di una mentalità e una conseguente condotta alimentare alterata che mette a rischio soprattutto i bambini, stimolati a “mangiare tanto per crescere”.
A volte sembra che alcuni genitori misurino la propria competenza genitoriale "attraverso la massa corporea" del proprio figlio: più il figlio è voluminoso, più essi sentono di aver fatto un buon lavoro e di avere garantito benessere alla prole, un benessere visibile anche dall'esterno e misurabile in kg attraverso la bilancia. Questo stile di vita, in Italia, generalmente appartiene a piccole e sempre più rare comunità di provincia in cui si presenta più come sovrappeso che come obesità vera e propria.
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Fattori
Genetici
Come attestano gli studi effettuati su famiglie in cui sono presenti persone obese e condotti sui gemelli, sembra esistere una certa predisposizione genetica nell’insorgenza dell’Obesità che favorirebbe le disfunzioni metaboliche responsabili del disturbo, in presenza di alta disponibilità di cibo e marcato sedentarismo.
Queste caratteristiche genetiche determinano la tendenza all’ accumulo di grasso e inducono alterazioni del comportamento alimentare e del dispendio energetico. Nelle famiglie in cui uno dei genitori è obeso, esiste il 50% di possibilità che anche il figlio diventi obeso, e chi ha i 2 genitori obesi, rischia per l’ 80 /90% dei casi di esserlo.
Ci sono inoltre alcuni gruppi etnici in cui predomina la possibilità di incorrere in problemi di Obesità, come nel caso degli indiani Pima, una tribù in cui il disturbo è presente con una percentuale del 90% in entrambi i sessi.
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Differenze di genere e ciclo di vita
In alcune fasi della vita si è più predisposti fisicamente all’accumulo di grasso perché, col passare del tempo, si rallenta il metabolismo che, se associato al naturale cambiamento ormonale che colpisce l’organismo, influenza notevolmente la variazione ponderale. All’interno di questo processo evolutivo,le donne hanno più probabilità di aumentare di peso poiché, al contrario di quanto accade negli uomini, la loro struttura è composta per l’ 80% da grasso e per il 20% da massa muscolare. Le donne inoltre, nell’arco della vita, possono andare incontro a gravidanza che, in alcuni casi, può causare Obesità.
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Stile di vita
Un’alimentazione inadeguata che predilige grassi, carboidrati, alcool, consumo veloce e frettoloso degli alimenti, con scarsa assunzione di frutta e fibre può predisporre alle alterazioni metaboliche che sono all’origine del sovrappeso e dell’Obesità, stato che è ulteriormente compromesso da uno stile di vita sedentario. Una scarsa attività fisica favorisce l’aumento di massa grassa, mentre chi fa sport accresce la massa muscolare che, di conseguenza, lascia meno spazio all’insediamento della massa grassa.
Obesità e componente psicologica
L’80% delle obesità è di origine alimentare e dipende prevalentemente da uno stile di vita e un atteggiamento nutrizionale alterato oppure è associata ad altri disturbi psicologici, dovuti a fattori psicogeni. Nell’uno o nell’altro caso, l’Obesità comunque si presenta come una problema legato ad un grande malessere psicologico.
Alcuni
Disturbi
della
condotta
alimentare,
come ad
esempio il
Binge-Eating
Disorder
o la
Sindrome da
Abbuffata
notturna,
comportano
una aumento
di peso
notevole.
In questi
casi la
persona si
iperalimenta
spinta da
modalità
compulsive
sulle quali
non riesce
ad avere
controllo,
come nel
caso delle
abbuffate,
ma non
riesce poi a
bilanciare
l’introito
energetico
con un
consumo,
misurabile
in termini
di lavoro
fisico,
proporzionato
all’iperalimentazione
precedente.
Questo accade perché la persona si nutre prevalentemente di carboidrati e grassi, conduce una vita sedentaria o stressante, mangia frequentemente in eccesso durante le ore serali, può avere l’abitudine di fare il riposino pomeridiano. Inoltre, se subentrano Disturbi d’ansia o Depressione per i quali si assume una terapia farmacologica, questa potrebbe contribuire a favorire la già presente tendenza al sovrappeso, con gravi conseguenze sul piano della salute fisica e psicologica. A volte alcuni farmaci, come gli anti-psicotici, prevedono come affetto collaterale l’incremento ponderale.
I problemi di sovrappeso spesso sembrano coesistere con altri disturbi di cui l’individuo obeso può soffrire, come nel caso del Disturbo Ossessivo Compulsivo, dei Disturbi d’Ansia, della Depressione, di alcuni Disturbi di Personalità.
Nelle donne
che soffrono
di disturbi
alimentari,
spesso si
riscontrano
diagnosi
associate di
Fobia
sociale,
uso
di sostanze
e
dipendenza
(per esempio
dipendenza
affettiva).
In questi
casi può
succedere
che
l’incremento
ponderale
abbia un
effetto
peggiorativo
sul disturbo
già
presente, la
cui gravità
si commisura
con la
difficoltà
di rientrare
nel range di
peso
corporeo
desiderato.
Alcuni
disturbi,
come il
Disturbo
bipolare
dell’Umore
e il
Disturbo
Schizoaffettivo,
comportano
una tendenza
ad
iperalimentarsi
in
condizioni
di forte
stress
e incorrono
nel rischio
di Obesità o
di
variazioni
di peso
corporeo
nella
direzione
del
sovrappeso.
Obesità,
relazioni e
vita sociale
Da un punto
di vista
familiare ed
evolutivo,
spesso
l’adulto
obeso, è
stato un
bambino
obeso verso
il quale i
genitori o
altri
familiari si
rivolgevano
utilizzando
come unico
canale
comunicativo
proprio il
cibo.
Il cibo,
oltre a
diventare lo
strumento
principale
con cui i
genitori
rispondevano
alle
esigenze
infantili,
rappresentava
anche
l’unico modo
con cui
essi
manifestavano
il loro
affetto in
quanto ad
ogni
richiesta
del bambino,
essi davano
una risposta
di “tipo
alimentare”,
fornendo o
somministrando
cibo .
Il bambino si trovava a ricevere cibo indipendentemente dal reale bisogno di nutrimento e questo automatismo lo avrebbe portato a riconoscere con difficoltà le proprie sensazioni di fame o sazietà. Inoltre avrebbe innescato un comportamento secondo cui, di fronte a sensazioni sgradevoli o frustrazioni, per il bambino era naturale ricorrere passivamente al cibo. Questo stile relazionale familiare contribuirebbe a generare nel bambino un profondo senso di insicurezza, passività, dipendenza.
Nei soggetti obesi si riscontra frequentemente l’incapacità a discriminare correttamente le proprie sensazioni corporee di fame e sazietà e la tendenza ad associare alla fame alcuni stati emotivi, senza riuscire a discernere le sfumature.
Un’interessante
ricerca di
Clerici e
Albonetti si
basa proprio
sull’ipotesi
che gli
adulti
gravemente
obesi
abbiano
difficoltà
ad esprimere
sentimenti
ed emozioni,
all’interno
di un
processo
identificabile
come
Alessitimia
e definibile
come:
1) inabilità
ad esprimere
e a vivere
esperienze
emotive
2) pensiero
orientato
verso
l’esterno
anziché
verso il
proprio
mondo
interno
3)
ragionamento
concreto e
stereotipato
4)
impoverimento
della vita
affettiva e
relazionale
5)
diminuzione
nel "sognare
ad occhi
aperti"
6) tendenza
a
somatizzare,
ovvero a
comunicare
per mezzo
del corpo
emozioni e
sentimenti.
L’alimentazione,
che prevede
un insieme
di azioni
non verbali
e fisiche,
diventa
quindi un
modo per
attenuare
stati
d’ansia
e
frustrazioni
e, la
ripetitività
di questa
strategia
compensatoria
mirata a
ridurre le
sensazioni
insopportabili,
è talmente
incisiva da
far
dipendere
l’ingestione
di cibo non
più dai
centri
ipotalamici
della fame e
della
sazietà, ma
da stati
emotivi
interni e
vuoti
affettivi.
Obesità nei
bambini o
Obesità
infantile
L’incidenza di Obesità infantile, come accennato precedentemente, è più frequente nei paesi maggiormente sviluppati o in quelle sub-culture etniche o familiari in cui prevalgono stili alimentari scorretti e ricchi di grassi e carboidrati. In Italia le regioni che più vanno incontro a questo problema sono quelle Meridionali, con la città di Napoli al primo posto.
Fattori predisponenti l’insorgenza dell’Obesità infantile sono il basso livello sociale, uno stile di vita sedentario legato spesso all’ eccessiva permanenza davanti alla televisione, la deprivazione affettiva familiare, la condizione di figlio unico, la scarsa presenza qualitativa dei genitori, la mancanza di uno dei due genitori, la scarsa qualità e durata del sonno notturno.
La diagnosi di Obesità in infanzia e adolescenza è resa più complicata per il fatto che interessa fasi evolutive in cui i dati biometrici variano notevolmente a causa della crescita e dello sviluppo, ma in alcuni casi il sovrappeso è evidente.
Generalmente
i bambini
obesi
tendono a
essere più
alti,
presentano
un
invecchiamento
precoce
delle loro
ossa e una
maggiore
concentrazione
di massa
grassa, le
femmine
hanno le
mestruazioni
precocemente
rispetto
alle
coetanee non
obese.
Un bambino
obeso
diventerà
con grande
probabilità
un adulto
obeso, con
una
probabilità
dell’80% di
soffrire di
disturbi
connessi al
sovrappeso,
in quanto
l’Obesità
infantile
tende ad
essere
persistente
a seconda
dell’età
d’esordio e
della
gravità,
infatti
un’età
d’esordio
molto bassa
aumenta il
rischio di
cronicità,
soprattutto
nelle
femmine.
L’Obesità infantile può interferire con lo sviluppo dell’immagine corporea che il bambino si costruisce durante la crescita e infatti molte persone obese, indipendentemente dall’età, sperimentano vissuti negativi in merito alla propria immagine di sé dovuta molto spesso anche al fatto che, da piccoli, sono stati esposti ad esclusione, emarginazione, derisione da parte dei coetanei e, a volte, anche vittime di bullismo.
Conseguenze organiche dell’Obesità
L’Obesità
comporta
gravi
conseguenze
da un punto
di vista
fisico,
oltre che
psicologico.
Sovrappeso e
obesità sono
frequentemente
legati a
sindrome
metabolica e
resistenza
insulinica
con grave
rischio di
morte per
l’individuo.
Altri
disturbi
connessi
sono:
-
Ipertensione
- Malattia
coronarica
-
Insufficienza
cardiaca
- Calcolosi
biliare
- Apnea del
sonno
-
Osteoartrite
- Diabete
- Problemi
articolari
- Anomalie
della
fertilità
- Gravidanze
a rischio
- Ernia
Iatale
- Fegato
Grasso
- Alcune
tipologie di
cancro
(colon,
endometrio,
vescica,
mammella)
Il primo aspetto legato alla terapia dell’Obesità, che dovrebbe investire sia l’ambito fisico che quello psicologico, prevede innanzitutto una maggior consapevolezza alimentare in termini di scelta dei cibi, stile di vita, controllo dei comportamenti, esercizio fisico, tutti aspetti legati ad una predisposizione e volontà che un percorso psicoterapeutico può contribuire a fortificare, nel tentativo di elaborare il disagio e cercare strategie più utili e funzionali di comportamento.
L’obiettivo della terapia è quello di restituire alla persona il controllo sulla propria condotta nell’ottenere miglioramenti evidenti, prefissandosi piccoli e graduali traguardi. L’approccio terapeutico all’obesità dovrebbe prevedere la collaborazione tra diverse figure quali lo psicoterapeuta, il medico e, ove necessari, il nutrizionista e lo psichiatra.